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Tre domande per The Liftboy


In occasione dell'uscita di "Rotoballe", presi all'improvviso da una serie di dubbi sulla sincerità della nostra proposta, abbiamo interpellato in merito l'unica persona che poteva quietare le nostre coscienze: The Liftboy, cultore di Bach e amante delle Valli di Comacchio.



L’INGANNO by The Liftboy
Risposta al quesito: "I Jean Fabry sono alternativi?"

Dopo aver ascoltato anche un solo brano la domanda sorge spontanea: “ci SONO o ci FANNO?” …tranquilli, ci sono qua io ad illuminarvi.
Premetto: non è il mio genere musicale, ma loro sono il mio genere di persone.
Due di questi Jean Fabry, volente o nolente li conosco bene; con uno ho condiviso una buona parte della mia infanzia, oltre al patrimonio genetico (ovviamente la parte migliore si sa dov’è finita), pensate che per un certo periodo è stato anche un mio punto di riferimento... L’altro era incluso nella dote matrimoniale della moglie del primo.
Il background musicale di questi due antisportivi è noto ma quello di vita include rocoli*, automobili, fumetti ed il loro contrario. A prima vista, specialmente se li si vede su un palco, sembrano persone perse che non capiscano bene quello che fanno, ma quando scendono li si scopre, questi finti Naif, come dei certosini, dei maniaci della lima: credono in quello che fanno e tentano pure di migliorarlo. Familiari ed amici avevano tentato di circoscrivere il fenomeno ma loro si sono sdoganati, hanno trovato credibilità e con l’aiuto di altri sciroccati sono riusciti nell’impresa, hanno inciso un cd.
Eppure l’alternativa c’era ed è sempre stata davanti ai loro occhi : il cazzeggio puro, cioè quella “dote” di non riuscire a concludere niente, arte di cui io sono maestro. Concludendo loro “ci FANNO talmente tanto che ci SONO rimasti".
Per gli altri componenti del gruppo, non conoscendoli bene, pur applicando le attenuanti generiche applico il massimo della pena per avere collaborato, nel pieno delle facoltà mentali (si fa per dire) a far sì che tutto ciò accadesse.
Un’ultima riflessione sul titolo: l’inganno è loro nei nostri confronti o della vita nei confronti di loro?

* Roccolo o "rocolo": appostamento di caccia agli uccelli sito in un boschetto. Oramai in disuso, questi luoghi di campagna sono diventati piccole oasi nei quali rifugiarsi per i più svariati motivi.


LA SFIDA by The Liftboy
Risposta al quesito: Bach è un alternativo?

Non ho ancora capito bene cosa vogliano da me i JeanFabry. Certo che se gli facessi avere tramite b.b. 10.000 € non mi scoccerebbero più... si sa: tutti hanno un prezzo, ed io per loro non l’ho neanche fissato troppo alto. Forse mi vogliono mettere alla prova, ma non sanno che questo è niente per una persona che è diventata Vice Presidente del CLUB DEGLI UNGULATI. Oppure il mio psichiatra li ha contattati ed ha spiegato a loro che lo scrivere come terapia è una cosa valida quindi: pietra sopra e pace.
Esaminiamo il problema: Bach è un’alternativo?
…ve la voglio fare facile: Brandenburgische konzert n° 5 Allegro 9 minuti 49 secondi, qui il tempo lo decide Ton Koopman*, e come si dice solitamente in questi casi ubi major minor cessat.
Si parte da 0.00; a 06.35 si sente un Genio all’opera come poteva esserlo Vivaldi o Haydn: c’è tutto quello che ci deve essere ed è al posto giusto, poi dai 06.35 in poi Bach ci prende per mano e ci trascina in un viaggio dal quale (se decidiamo di intraprenderlo) usciamo sicuramente con una visione diversa della vita. Entropia e Neghentropia, caos e ordine alla massima espressione. Ci sono anche 20 secondi da Sindrome di Stendhal poi... DUE SECONDI... ti lascia da solo nel silenzio assoluto, toglie la mano, ti puoi perdere come Isolde: "Dolcemente in vapori dissiparmi". Nell’ondeggiante oceano dell’armonia sonora, del respiro del mondo, nell’alitante Tutto… naufragare, affondare… inconsapevolmente… suprema letizia! E invece ti riprende, e ti illumina di musica affinché sulla tua volontà e sulla tua speranza
regni unicamente “l’amor che move il sole e l’altre stelle”.

* fondatore e direttore della Amsterdam Baroque Orchestra


IL PUNTO DI NON RITORNO by The Liftboy
Risposta al quesito: Che cosa hanno in comune Johann Sebastian Bach
e i Jean Fabry?

Me lo immaginavo... era qui che i JeanFabry volevano arrivare.
La cabalistica l’aveva previsto: ora all’Oracolo chiedono di trovare un legame, una caratteristica comune tra Bach e Loro stessi.
Alla domanda "Se Bach fosse vissuto a Comacchio nei giorni nostri avrebbe usato l’Apecar come mezzo di locomozione esclusivo?" rispondere è semplice, difficile è sapere se lui avrebbe preferito usare il modello con il manubrio o il volante.

CHE COSA HANNO IN COMUNE JOHANN SEBASTIAN BACH E JEAN FABRY?
Le valli di Comacchio, il mio buen ritiro, acqua e terra di nessuno, cartelli stradali indicanti paesi esotici crivellati di colpi d’arma da fuoco, dove un uomo è un uomo e un pesce è un pesce.
Provate anche voi a percorrere la strada valliva nelle notti di luna piena; se non siete abituati a queste esperienze vi consiglio di effettuare prima un’escursione diurna alle valli di Campotto: ottimo antipasto.

CHE COSA HANNO IN COMUNE JOHANN SEBASTIAN BACH E JEAN FABRY?
Anita, il paese, inaffrontabile da qualsiasi lato, affascinante nel suo non essere luogo; se Einstein vi avesse passato un Week-End sarebbe andato in pensione come capo ufficio delle poste. Il Bar di Anita, esperienza mistica... mi immagino Robert Rodriguez* come nuovo gestore. Le due ultime parole applicate al Bar sono da considerare un non sense: come si fa a concepire un “aggettivo temporale”in mancanza del tempo? E “gestire” un qualcosa che vive in maniera autonoma diventa un parolone.

CHE COSA HANNO IN COMUNE JOHANN SEBASTIAN BACH E JEAN FABRY?
Ogni sigaro ha ciò che si può definire come un “PUNTO DI NON RITORNO”- di solito quando è stato consumato per due terzi - OLTRE IL QUALE SI PERDE IL GUSTO. Adagiarlo sul posacenere e lasciare che si spenga da sè.

* regista (U.S.A.)

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