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Les Amis
de JeanFabry
 

LA STORIA DALLA MUSICA ALLE PANTOFOLE

biografia di Jean Fabry e famiglia
(dal punto di vista di Antonio Baruzzi)

Tutto cominciò nella primavera del 1994 dalle parti di Russi (paesone della Romagna), quando, dopo anni di gestazione fatti di ascolti, concerti e visioni più o meno mistiche nacque in me l'impellente necessità di formare un gruppo. Detto fatto: con l'amico Paolo Pappi nacquero I PAPPI DEI PIOPPI. Eravamo io, lui, un basso indiano, una batteria elettronica e una chitarra elettrica "d'epoca" (da anni appesa al muro a casa di sua cognata, perchè si diceva fosse appartenuta a Vandelli dell'Equipe 84). Facevamo le prove in una vecchia balera in mezzo alla campagna, anche se più che prove erano lunghe improvvisazioni senza capo nè coda. Da quel caos ebbe comunque origine qualche canzone, ad esempio "E zir d'e clomb" (il giro del colombo), un valzer in dialetto che ci avrebbe poi accompagnato per tutti gli anni a venire. Suonammo in pubblico una volta sola, al compleanno di un conoscente in una Casa del Popolo: microfono attaccato ad un treppiede di scope, distorsore al massimo, dieci minuti di covers dei CCCP e di Jonathan Richman. Quella sera il gruppo principale erano i Kaori Kitchen, il cui cantante era una nostra vecchia conoscenza: Davide Bassi detto Marlowe (spesso abbreviato in Marlo). Costui, oltre ad aver lavorato per qualche tempo come investigatore privato (da cui, ovviamente, il soprannome) aveva anche partecipato nel 1990 al film amatoriale TORBIDO BLOK, un confuso progetto mio e di Luca Rotondi (Roto) realizzato assieme a Pappi e ad altri di cui si parlerà in seguito... ma non perdiamo il filo: per il momento Marlo rimane in disparte. Dovete però sapere che suo cugino, il Tonno, a quei tempi era un batterista senza gruppo e gli proponemmo di venire a suonare con noi. Dopo qualche mese ci fu la possibilità di debuttare su un palco: nel rinomato Pavaglione di Lugo venne organizzato un concerto con vari gruppi della zona e c'eravamo anche noi, col nome TONNO STAR. In realtà, però, quel fatidico giorno (per motivi che sfuggono alla logica) del Tonno non c'era traccia, Pappi si trovava tra il pubblico e sul palco c'eravamo io e Marlo. Ci presentammo come AMERICA TELEVISION LOVE ed eseguimmo una mezz'ora di covers assurde e pezzi improvvisati per due voci e chitarra. In quel pomeriggio di settembre, oltre a sfidare il buon senso, guadagnammo un fan molto caloroso che ci acclamò entusiasta alla fine dell'esibizione e ci propose all'istante una collaborazione "artistica": era Giovanni Fabbri, un pittoresco chansonnier della Bassa Romagna meglio conosciuto come Jean Fabry.

Passai l'inverno del 1995 in giro con Marlo per campi e colline, case diroccate e osterie. Portavamo sempre con noi una chitarra acustica, una tastierina-campionatore e un registratore, con il quale incidevamo ore ed ore di materiale ad uso e consumo delle future generazioni. Qualche volta erano della partita anche Pappi e il Tonno, che contribuirono alla registrazione di una canzone in francese elementare scritta in onore del nostro appassionato sostenitore: "Jean Fabry", appunto. In primavera feci qualche prova con un nuovo gruppo, I LOCALI DI OSLO, di cui facevano parte Roto (percussioni / voce) e Andrea Ghiselli (voce). L'occasione per esibirsi fu una rassegna al teatro di Conselice, ma anche questa volta non portai sul palco la formazione prevista: cominciai da solo, col mio solito repertorio di covers e originali nati "sul posto", poi vidi tra il pubblico Marlo e il Tonno e li invitai a suonare qualcosa, approfittando della batteria di Bosco (dei Frutti di Bosco, uno degli altri gruppi della serata). Quello fu il debutto del pezzo "Jean Fabry" e quel nome cominciò timidamente ad essere associato a noi.
Nel 1996 arrivò purtroppo una triste notizia: Giovanni Fabbri, il nostro formidabile ispiratore, aveva lasciato questa valle di lacrime per rifugiarsi in un qualche universo parallelo. Dell'originale Jean Fabry restarono così solo alcune registrazioni audio e video (grazie all'amico Luca Veroli). Questi nastri in futuro sarebbero stati da noi saccheggiati ed utilizzati in vari modi... e la collaborazione col nostro mito divenne realtà!

Più o meno in quel periodo mi ero finalmente deciso a dichiarare guerra alla lingua italiana provando a scrivere canzoni un po' più "compiute". Il debutto del nuovo materiale avvenne nel maggio 1997 sotto il nome di AMICI DI BUTTALO (dal soprannome di un singolare personaggio di Massalombarda), durante uno dei tanti concorsi locali a cui avremmo partecipato negli anni successivi. La formazione originale era composta (lo direste mai?) da me e Marlo, a cui si aggiunsero Linda Landi (voce), Pappi (basi su 4 piste) e Arf (performance). Non c'era il basso, anche perchè Pappi aveva un po' mollato lo strumento e dopo alcune prove con il bassista Fabrizio Fanti non c'erano stati sviluppi. In ottobre, al Teatro Rasi di Ravenna, mettemmo in scena una performance che colpì favorevolmente i proverbiali pochi ma buoni: qualcuno (come Marco Donatini, altro bassista) ci propose addirittura di fare qualcosa assieme. Un'altro di questi folli lo conoscevo bene, perchè ci frequentavamo sin da ragazzini e aveva anche partecipato a Torbido Blok: era Andrea Giuliani, un batterista molto rodato, che in quei giorni aveva cominciato a suonare anche l'organetto diatonico. Una sera di novembre ci trovammo nella mia cameretta io, Marlo, Pappi e Giuliani: la prima cosa suonata assieme fu "Jean Fabry" e fu anche il nome che prendemmo un paio di mesi più tardi, proprio su suggerimento dell'ultimo arrivato. La nostra prima uscita fu una difficilmente dimenticabile esibizione in veste di clochards con la denominazione BUTTALO SYMPHONY ORCHESTRA, con una scaletta quasi improvvisata e la partecipazione straordinaria di Paolino, il padre di Marlo (membro dei Canterini Romagnoli di Lugo).

Perciò: anno nuovo, gruppo nuovo (quasi). Pappi aveva da poco rispolverato una vecchia tastiera-synth con l'intenzione di usarla e anche la tastierina di Marlo con cui si andava a zonzo anni prima tornò utile. Ad ogni modo, la prima cosa da fare era mettere su un po' di repertorio e trovare il modo di portarlo in giro. Recuperammo molto materiale degli Amici di Buttalo, tra cui "L'ultima cena di Jena", "Ghiandole" e uno dei nostri brani più caratteristici: "Mercatone", una canzone d'amore/odio per i centri commerciali nella quale comparivano campionamenti vocali di un noto televenditore delle nostre parti. Oltre ad arrangiare alla nostra maniera qualche cover (tipo "Amoureux solitaires" di Lio), nacquero alcuni pezzi nuovi: "La grande tavana" (tavana = sbornia), "I pappi dei pioppi", "C.d.A.", "Parallelo" (che traeva spunto dal lavoro del professor Tiziano Cantalupi, studioso di terremoti e universi paralleli), "La storia dalla musica alle pantofole", "Porno" e "L'egoland" (un delirio surf-techno durante la cui esecuzione Marlo lanciava mattoncini Lego sul pubblico). A parte i soliti concorsi, dove nella migliore delle ipotesi venivamo considerati "originali", suonammo anche al Gatto Mammone di Mezzano (RA). In quell'occasione presentammo un video di una ventina di minuti che contribuì ad accentuare la nostra "originalità". Musicalmente, il nostro spettacolo era composto da: i miei cori con Marlo, la chitarra elementare e sferragliante, le tastiere "aliene" di Pappi, l'organetto di Andrea (che usava anche un timpano e un rullante) e una serie di basi elettroniche fai-da-te. Visivamente, gran parte del nostro appeal era dovuto alle trasformazioni di Marlo (memorabile il suo Ispettore Clouseau). Sul finire del 1998 registrammo il nostro primo demo, la "Collezione autunno-inverno 1998-99" che, con nostra grande sorpresa, fu ben recensito da John Vignola su Rockerilla. Grazie a questa recensione facemmo conoscenza con Claudio Molinari, un musicista folk-beat di Forlì che da quel momento entrò a far parte della famiglia, inizialmente in qualità di supporter.

Nel 1999, dopo una serie di concerti in giro per la provincia, partecipammo all'ennesima rassegna locale. Questa volta però la mezz'oretta che avevamo a disposizione fu il pretesto per fare qualcosa di diverso: ZAVAGLIO GENERALE. La parola "zavaglio" deriva dal dialettale "zavaj", che più o meno significa "confusione, delirio". Si trattava di una specie di suite che comprendeva qualche canzone mai eseguita prima e molti interventi improvvisativo-cacofonici. Per noi fu piuttosto appagante, per gran parte del pubblico forse un po' meno, ad ogni modo fu l'apice del nostro primo periodo. Da lì a poco un altro demo "fatto in casa" entrò di nuovo nelle grazie di Rockerilla e venne inserito fra i migliori 20 dell'anno. Mentre il millennio volgeva al termine, prendemmo la decisione di registrare qualcosa un po' più seriamente e ci rivolgemmo allo studio Casa Bollente (Acqui terme) degli amici  Yo Yo Mundi. Tra gli otto pezzi registrati ad Acqui c'erano due cose nuove: "Lamento del venditore di libri", un tragico bolero ispirato alla mia breve esperienza come cartolaio, e "Ma mi sa di no", la nostra personale idea di pezzo "commerciale". La registrazione di "Ma mi sa di no" fu impreziosita dal contrabbasso di Andrea Cavalieri (Yo Yo Mundi) e l'ottimo risultato ci mise di fronte a un dilemma: continuare senza un bassista o cercarne uno? Scegliemmo la seconda opzione e il prescelto fu il vecchio amico Gian Luca Ravaglia, musicista "vero" che esordì con i Jean Fabry alle Officine Estragon di Bologna (selezioni Arezzo Wave) nel febbraio 2000.

Proprio quando le cose si stavano mettendo bene, i problemi dovuti alla fine della mia attività commerciale mi costrinsero a ridimensionare gli impegni musicali. Per la prima volta il gruppo rischiò di scomparire, ma la fiammella fu tenuta accesa dalla partecipazione al concorso "Experimenta 2000", che si teneva al Baraonda (un locale nei pressi di Massa Carrara). Con l'ingresso del basso, cambiò un po' anche lo stile del gruppo: via le basi elettroniche, via la chitarra distorta, più spazio ai testi. Questa nuova dimensione più "cantautorale" ci portò fortuna, tanto che vincemmo tre serate eliminatorie ed arrivammo in finale, sicuri di vincere. Ma i sogni muoiono all'alba... e ci classificammo solo terzi. Il repertorio si era intanto arricchito di nuove canzoni, come "La distorsione occidentale" (nobilitata durante la semifinale dalla ghironda di David Tucci), "Dei dischi", "Capra & Cavoli", "Il canto della sirena" (che era anche il titolo dell'omonimo spettacolo teatrale di Giuliani) e, soprattutto, "Punk mentale". Questa ballatona senza senso era nata come risposta alla domanda di Ravaglia "Ma che genere facciamo, noi?" e rimane tuttora la migliore spiegazione dello stile Jean Fabry. Finirono in repertorio anche covers come "Nessuno mi può giudicare" (versione punk-western) e "Comme d'habitude". Quest'ultima (l'originale in francese di "My way") era la canzone-simbolo di Giovanni Fabbri / Jean Fabry e riuscire ad eseguirla fu per tutti noi motivo di enorme soddisfazione.  Il 2000 si chiuse con un bel concerto al Diagonàl di Forlì, all'interno del quale inserimmo anche un intervento scientifico del prof. Cantalupi, che riassunse in tre minuti la teoria quantistica (MP3) a beneficio dei presenti. Il terzo premio del concorso "Experimenta 2000" consisteva in una data (ben remunerata) al Baraonda. Suonammo il 25 aprile 2001, e fu l'atto finale di quei Jean Fabry. Partecipò alla trasferta anche Claudio Molinari, che fece una assurda presentazione "all'americana" e suonò la chitarra nell'ultimo pezzo, "I pappi dei pioppi". Il concerto fu "impreziosito" anche da un improbabile mash-up fra l'inno di Forza Italia (musica) e Bella Ciao (parole); credo che a tutt'oggi nessuno (noi compresi) ne abbia veramente colto il senso. Il frutto migliore di tutta l'esperienza toscana fu l'amicizia stretta con i pazzi musicofili locali, fra cui il promoter Stefano Rossi (futuro deus-ex machina del TagoMago) e il fonico Maurizio Dazzi. Testimonianza di questo periodo il demo "Registrazioni casalinghe" (2000).

Nei mesi successivi continuai a scrivere canzoni, senza sapere la fine che avrebbero fatto: tra queste "Molto popolare", "+ stupido", "Contronatura", "Stereofonia (effetto della)" e "Radio Giovanni" (omaggio ad alcuni Giovanni, tra cui il dj della BBC John Peel, che spesso e volentieri metteva su i vinili alla velocità sbagliata). Radio Giovanni fu anche il nome di uno strano trio (io, Marlo e Giuliani) che si esibì a Faenza grazie al poliedrico promoter Andrea Ricci (Supersonico) durante un happening pomeridiano. La cosa non ebbe seguito, perchè Giuliani uscì momentaneamente dalla famiglia Jean Fabry per dedicarsi ad altro. Ravaglia non era più dei nostri già da un po' e Pappi era bloccato da problemi alla schiena. Era finita? Macchè. Quando Pappi si riprese, io, lui e Marlo facemmo qualche prova inserendo di nuovo le basi elettroniche e ri-distorcendo la chitarra. Il risultato era un pochino scarno, quindi pensammo di chiedere a Molinari di venire a suonare il basso. Accettò. Ci ributtammo nel caos dei concorsi per "sgranchirci" un po', ma soprattutto perchè era l'unica maniera di suonare in giro. Esplorammo anche il mondo delle covers "istituzionali" (più che altro per macellarle), ad esempio "Smoke on the water" e "Knockin' on heaven's doors"! Fu tra l'altro in questo periodo che, durante l'esecuzione de "I pappi dei pioppi", inaugurammo la consuetudine di spandere pappi veri nell'aria. In qualche occasione la nostra musica stralunata fece la sua figura e grazie agli amici Lelo (Lauro Rambelli dei Cumoiadadì) e Supersonico (col quale incidemmo anche un demo) ci fu anche modo di fare qualche concerto. Particolarmente bella la data al Mataluna, con un intervento di Lelo al flauto traverso su "Parallelo". In quei mesi, per complicare ulteriormente le cose, ricominciai a suonare con Giuliani dando vita al progetto Mondosordo, un duo batteria-chitarra-organetto che ci diede maniera di: 1) recuperare i vecchi pezzi che i Jean Fabry non eseguivano più; 2) scrivere materiale nuovo, come "Il nome giusto da dare ai gatti", "Straniero", "Mondosordo", "Quale regola", "L'imperatore della piadina". A questo punto successe una cosa abbastanza destabilizzante: gli Yo Yo Mundi offrirono ai Jean Fabry la possibilità di aprire un loro concerto in Abruzzo (Vallerovetorock), ma per quella data Molinari non era disponibile. Dato che non era il caso di perdere l'occasione, mettemmo su una sorta di "ultimo valzer" per il nostro primo, storico quartetto con Giuliani. Fu una bella esibizione, con una scaletta che comprendeva anche una nuova canzone che avevo scritto in quel periodo, dando sfogo ad una ossessione che mi accompagnava fin dai tempi di Torbido Blok: "Rotoballe". L'autunno che seguì fu riservato allo sviluppo di Mondosordo, che debuttò in novembre in uno show-case nel negozio di dischi di Supersonico. Quest'ultimo fu fra i responsabili del successivo progetto dei Jean Fabry (quelli con Molinari): una nuova versione di ZAVAGLIO GENERALE.
La cosa partì in maniera confusa: doveva essere una specie di calderone improvvisato, con interventi video "in tema", il tutto da rappresentare alla Sala Fellini di Faenza, un teatro con la programmazione curata dal cantante Santandrea. Tutti volevano partecipare a questa "catarsi" collettiva, compresi Giuliani e Supersonico, che oltre a fornire l'impianto avrebbe avuto via libera al mixer e all'elettronica. Tirai dentro persino Andrea Ghiselli dei Locali di Oslo, che avrebbe eseguito (travestito da cavaliere crociato) una tragica ballata composta durante una nostra estemporanea "reunion" di un paio di mesi prima: "Auf wiedersehn mein liebe". Dall'idea alla realizzazione, come spesso accade, le cose cambiarono parecchio e gli imprevisti si moltiplicarono. Innanzitutto, la folle anarchia iniziale aveva lasciato il posto ad una faccenda più organizzata, prendendo la forma (come la volta precedente) di una lunga suite composta da sezioni ben precise, alternando canzoni vecchie e nuove a parti recitate o strumentali. Inoltre, alle nostre spalle sarebbe stato proiettato un video rustico-surreale realizzato da me e Giuliani. Le difficoltà fecero emergere parecchia tensione. In più, ormai a ridosso dello spettacolo, Supersonico si chiamò fuori a causa dei suoi molteplici impegni. Durante la penultima prova mi saltarono i nervi e un violento alterco fra me e Pappi fece saltare in aria tutto quanto. A mente fredda, si decise comunque di fare lo spettacolo (che ebbe tra l'altro un buon riscontro) anche se tutti eravamo certi che i Jean Fabry fossero finiti, stavolta sul serio.

Il 2003 fu riservato allo sviluppo di Mondosordo, che portò in giro qua e là le sue canzoncine rumorose. Una di queste, "Il più grande raschiatore di barili del mondo", fornì l'ispirazione per il "1° Raduno universale dei raschiatori di barili". L'evento si tenne all'anfiteatro di Brisighella (Faenza) in collaborazione con l'osteria "La Mandragora" e con la casa editrice indipendente "Malora" ed ebbe il suo momento clou nella distruzione del barile con susseguente lettura del contenuto (pensierini raccolti in osteria nei giorni precedenti). Ospite del nostro concerto fu (nientemeno!) Ravaglia (stavolta al contrabbasso) e visti i risultati entrò a far parte del progetto. Ci fu una bella esibizione al Luogocomune (sempre a Faenza) con una impostazione più "seria" del solito, sdrammatizzata da una serie di diapositive "romagnole" scattate da Giuliani un po' di tempo prima. In questa nuova dimensione, però, sembrava mancare qualcosa e lo spettro dei Jean Fabry tornò a manifestarsi. La prima volta fu durante un'uscita estemporanea come musicisti di strada quando Marlo si unì a me e ad Andrea per cantare qualche vecchia canzone; la seconda volta fu in studio, in occasione della registrazione di qualche pezzo che ancora non aveva avuto l'onore del demo; la terza fu quando la Sciopero Records (l'etichetta fondata dagli Yo Yo Mundi, con distribuzione Mescal/Sony) ci propose la pubblicazione di un ep col nome (e il repertorio) Jean Fabry.

Che fare? Rimettere assieme i cocci del gruppo che fu? L'impresa si presentava ardua e decisamente poco sensata... così dopo averci pensato per zero secondi decisi ovviamente di tentare. Ravaglia e Giuliani credevano molto nel progetto Mondosordo ma alla fine diedero la loro disponibilità; Pappi e Marlo, padri fondatori quanto me di tutta la baracca, aderirono (seppur con qualche riserva). Molinari, dato che il ruolo di bassista era già coperto, diventò un membro esterno con la mansione di secondo chitarrista. Per l'ep utilizzammo quattro brani registrati ad Acqui nel 1999 (opportunamente rimaneggiati in studio con Fabio Martino) e registrammo un paio di pezzi ex-novo, "Punk mentale" e "Rotoballe", che diventò la title-track. Quest'ultimo lavoro fu realizzato a un tiro di schioppo dalla nostra sala prove di Filetto, al Lotostudio di Gianluca Lo Presti (al suo attivo un disco a quattro mani con Reininger dei Tuxedomoon!). Presto arrivò anche il sito, grazie al gran lavoro di un altro dei reduci di Torbido Blok, Daniele Zini.

"Rotoballe" uscì il 5 novembre 2004 per la Sciopero Records/Mescal/Sony. Fu tranquillamente ignorato dalla stampa musicale "storica" ma ottenne comunque una serie di recensioni positive che ci spronarono a continuare le nostre avventure.

Dopo qualche data "convenzionale", nel gennaio 2005 mettemmo in piedi un concerto composto in gran parte da covers azzardate ("A love supreme" di John Coltrane"), pezzi mai suonati assieme o materiale proveniente dal passato. Il tutto scientificamente complicato dalla presenza sul palco del pregevole sax di Stefano Guberti. L'evento ebbe luogo grazie agli amici del C.S.Capolinea di Faenza (RA) e si rivelò una esperienza irripetibile, in ogni senso.
Dopo una pausa dovuta alla nascita della mia figliola Sofia (!), l'attività riprese con "Fruga nel rusco (raccolta differenziata di musica e altri rifiuti)", spettacolo realizzato con la collaborazione del Comune di Russi (stavolta si giocava in casa). Alla manifestazione parteciparono anche l'attore Franco "Cecè" Zoli (autore di una performance sul tema dei rifiuti), Luca Pirazzini (immagini e video) e la casa editrice Moby Dick, che aveva appena pubblicato "Bastèrd", il primo sudato romanzo di Andrea Giuliani.
Nel prosieguo del 2005 alcune formazioni minimali dei Jean Fabry presero poi parte a presentazioni del suddetto libro e il gruppo al completo terminò l'anno con un bel filotto di concerti (vedi reportage di Wanda-Lee) culminanti nell'esibizione al Tratti Folk Festival, cosa che solo pochi anni prima mi sarebbe parsa un sogno, dato l'alto valore culturale della storica manifestazione faentina. Memorabile l'ingresso di Pappi con l'aspirapolvere per l'esecuzione di "Porno" acappella.

Il primo evento clou del nuovo anno fu il Raduno universale raschiatori di barili 2006, che si svolse al Mataluna con la partecipazione di Wanda-Lee (Linda Landi) e Ghostrider (Andrea Ghiselli). La serata vide l'esecuzione di molteplici covers (Ramones, Madonna, Joy Division, Pixies, Mina, PJ Harvey, ecc.) tra le quali una versione in romagnolo del classico "The midnight special" ("La liturena") dei maestri Masinelli e Pilucco. Va segnalata anche una strepitosa performance solitaria di Claudio Molinari (orfano del suo nuovo gruppo, gli Affini) comprendente anche "I fought the law" e "Meglio sarebbe" nella versione del Duo di Piadena. Finale tutto per Jean Fabry con numerosi bis ed una conclusiva "L'egoland" richiesta dal presentatore Gara (l'attore Graziano Garavini, amico e fan di lunga data). Gara fu coinvolto in maniera pesante anche nel successivo, delirante spettacolo: "La televisione non esiste". Lo schema era quello di un finto palinsesto televisivo all'interno del quale si mescolavano i suoi monologhi comico-surreali, le nostre canzoni ed una serie di interventi "veri" aventi come tema il motore ad idrogeno (a cura del Prof. Valerio Brunetti), il rapporto fra la musica "pop" e la filosofia (grazie a Federico Savini di Radio NK, di cui parleremo anche in seguito) e l'importanza dei cosiddetti "sport minori" (con l'esibizione altamente coreografica delle Nutrie Hockey). La formazione comprendeva Molinari al basso (data l'indisponibilità di Ravaglia) e Lelo del Mataluna al sax e al flauto traverso. Nonostante mille contrattempi la serata fu, a suo modo, un successo.
Da questo punto in poi i miei impegni familiari presero il sopravvento e si avvicinava a grandi passi l'ennesimo stop per i Jean Fabry.
Ci fu ancora tempo per una penosa esibizione (complici la fretta e l'umidità) al Rockey Day organizzato dalle Nutrie, ma soprattutto per la kermesse in combutta con Radio Nk "Quanti anni hai". La serata (svoltasi, come "La televisione non esiste" grazie all'amorevole benevolenza del Comune di Russi) era tenuta insieme dagli sproloqui dei conduttori della radio seguendo un esile filo logico che portava al tema del confronto generazional-musicale. Si esibirono Claudio Molinari, le glorie locali Vinsil e Gil'ò, Matilde & Martina dei Cani Sulle Nuvole, Stefano Guberti, Laura Pappi (figlia di) e ovviamente i Jean Fabry (ancora con Molinari al basso). Il repertorio comprese rivisitazioni di brani di Nomadi, Gian Pieretti, Bob Dylan, Celentano, Coltrane, Ramones, Depeche Mode, Who, Battisti, Nirvana più una serie di originali e qualche traditional massacrato a dovere. Alla fine, amici e parenti sembravano contenti.

La parola d'ordine dei Jean Fabry nell'anno di grazia 2007 fu SOPRAVVIVENZA. Coerentemente, al momento di proporre al Comune di Russi l'ormai tradizionale evento estivo scelsi il tema dell'estinzione.
In quest'anno fatidico alcuni di noi compirono 40 anni. Per il compleanno di Pappi sua moglie Monica organizzò una festa a sorpresa al teatro del bar di Filetto (posto mitologico per tutti i partecipanti all'ormai lontano Torbido Blok). I Jean Fabry (compreso Ravaglia, oramai in veste di ospite) suonarono con il festeggiato e la serata fu una perfetta dimostrazione pratica di punk mentale. Torniamo però allo spettacolo estivo. Durante le prove di primavera Andrea Giuliani lasciò (di nuovo) il gruppo. Bella botta, ma i problemi si risolsero momentaneamente con un ritorno all'antico: comprai (proprio da Giuliani) la batteria elettronica che usavamo dai tempi di Mondosordo e via andare. Le restanti prove (che da anni si svolgevano sempre a casa dell'ormai ex batter-organettista) ebbero luogo nell'officina di un gommista (!), l'amico di lunga data Massimo Pruccoli, cosa che conferì alla faccenda un che di disperato ed eroico al tempo stesso. Ma quale era il succo dello spettacolo? Allora: il tutto partì qualche tempo prima da un'idea di Daniele Zini (che iniziò l'anno da webmaster e lo finì in un altro modo di cui parlerò dopo) e prese il nome di CELACANTO, che è il nome di un pesce ma anche uno stupido gioco di parole. Il pesce in questione è una sorta di fossile vivente, in quanto:
1) fino all'inizio del '900 era ritenuto estinto
2) dai tempi dei tempi NON si è evoluto
Dato che pare ci si stia avvicinando rapidamente all'estinzione del genere umano, noialtri cercammo di esorcizzare il tutto mettendo su un repertorio di nuove canzoncine sul tema. Oltre a ciò, tirammo dentro nella cosa Federico Savini e Riccardo Ragazzini di RadioNK in veste di tuttologi. Il titolo del loro intervento fu GLI SCARAFAGGI NON MUOIONO MAI (sembra appunto che le blatte ci sopravviveranno, no?), una storia parallela dei Beatles con annesse cover interpretate (?) da noi. Partecipò anche il Dott. Raffaele Gattelli dell'acquario Aquae Mundi, un vero biologo che ci raccontò vita, morte e miracoli del Celacanto pesce e affrontò in pieno stile Jean Fabry l'argomento principale, appunto l'estinzione. Sul palco io, Marlo, Pappi, Molinari e una presenza inedita: il giovine virgulto Marco Cavina (violinista celtico con insospettabili aperture new wave). Ci si conosceva già da un bel po' ma non si era mai riusciti a combinare nulla insieme; quel pomeriggio lì però, dato che prestava servizio civile presso il comune, fu proprio lui ad aprire materialmente il cancello della Rocca (dove si sarebbe suonato) e il coinvolgimento fu istantaneo. Il Celacanto alla fine funzionò, e i Jean Fabry sopravvissero.
Mancava ancora un pezzo, però: oltre alla drum machine sarebbe stato bello, proficuo e stilisticamente coerente avere anche QUALCUNO che percuotesse QUALCOSA di più acustico e al contempo arcaico. Bastò fare l'ennesimo giro del colombo e lo sbattitore saltò fuori nella persona di Daniele Zini che così, d'allora in poi, oltre a cincischiare col sito ebbe il suo daffare con rullanti, bonghi, campanelle eccetera.
Quelli di RadioNK ci coinvolsero nell'happening settembrino "Radio Passatore", un contenitore basato sulla leggendaria figura dell'ottocentesco bandito locale Stefano Pelloni detto Il Passatore. Debutto della nuova formazione al completo per eseguire una serie di pezzi in dialetto romagnolo e una conclusiva, corale "I fought the law" guidata da Molinari.

Da questo punto in poi il legame Jean Fabry / RadioNK cominciò a diventare quasi una cosa seria: grazie a loro ci esibimmo al Meeting Etichette Indipendenti di Faenza, portentoso evento mai verificatosi prima. Replicammo il Celacanto al Luogocomune e alcuni di noi parteciparono alla trasmissione radiofonica C4RN3 GU4ST4, in streaming dall'Ex Macello di Russi (i nostri contributi al menu della serata furono una sorta di reunion degli Amici Di Buttalo e l'esecuzione corale del tormentone di Jonathan Richman "Così veloce").
Arrivò il 2008, decennale della prima esibizione col nome Jean Fabry. Festeggiamenti adeguati al Circolo Arci Madamadorè (FC) con lo spettacolo "Oppure? - Dieci anni di Jean Fabry", sorta di compendio storiografico-musicale della nostra strana avventura. Gradito ospite Giuliani all'organetto e visibile soddisfazione generale al termine dell'esibizione.

In primavera 3° Raduno universale raschiatori di barili, ancora al Mataluna con esibizioni di Molinari (comprendente l'esecuzione di "Com' un can sota la lona", dall'omonimo disco di Vince Vallicelli in cui il nostro figura come autore dei testi), Savini / Ragazzini in veste di cantanti (highlights "La tartaruga" e "Cherta Straza", versione dialettale di Greenback Dollar del Kingston Trio) e ospiti Giuliani (con una reprise dallo spettacolo Zavaglio Generale, "L'amore") e Vinsil McJagger (oltre al materiale autografo, riletture a cuore aperto di alcuni classici di Dylan). L'offerta dei Jean Fabry comprese Richman ("Così veloce"), Michael Jackson ("Billie Jean"), Donna Summer ("I feel love"). Solito delirio sotto e sopra il palco.

A questo punto accaddero una serie di cose strane:
1) Alberto Campo su Rumore recensendo il nuovo EP degli Wire lo definì
"Punk Mentale". Soddisfazione da parte nostra.
2) Io, Marlo, Cavina e l'amico Carlo Ricci suonammo alla festa dell'asilo di mia figlia, eseguendo tra le altre "I due liocorni" e "La mucca balorda".
3) In luglio una formazione ridotta dei Jean Fabry partecipò ad una particolare serata in quel di Russi assieme allo scrittore Matteo B. Bianchi (autore radiofonico e televisivo di Dispenser e Very Victoria) e ai lucidamente folli Camillas. Conduzione del sempre più giornalista Savini. Nonostante una snervante serie di problemi tecnici è stato un onore partecipare, quando mai capiterà più?
Stessa scena del delitto per l'ormai classico evento settembrino in occasione della Fiera Dei Sette Dolori. Linguaza fu uno spettacolo imperniato sul dialetto romagnolo, basato su rivisitazioni in chiave più o meno liscio-folk di brani tipo This land is your land (Woody Guthrie), Just like a woman (Dylan), Sloop John B. (traditional, arr. Beach Boys), Sweet home Alabama (Almann Bros.), Eleanor Rigby (Beatles), Wish you were here (Pink Floyd), Jumpin' Jack Flash (Stones), Anarchy in the UK (Sex Pistols), più una manciata di originali suddivisi fra Jean Fabry, Molinari, Vinsil, Radio NK e una rilettura in vernacolo di Spleen (Baudelaire) da parte di Andrea Giuliani. I puntuali interventi interventi di Radio NK si basarono fondamentalmente sulle biografie (ricavate da un minuzioso lavoro di ricerca) degli autori (?) delle canzoni eseguite (Masinelli / Pilucco, i fratelli Fabbri, Aristide Piovaccari, Giovannone l'anarchico). Indubitabili highlights della serata (penalizzata in maniera decisiva dalla concomitante esibizione di una cover band a meno di cento metri in linea d'aria, specchio fedele della perfetta organizzazione locale) Magnaprit D'e God, cioè Anarchy in the UK traslata in Mangiapreti di Godo (frazione di Russi dai noti trascorsi anticlericali) e Oh my Romagna (interpretazione a cura del Demiurgo di Radio NK del classico di Casadei in chiave crooner-mariachi con tanto di sombrero finale). Il 13 ottobre 2008 furono pubblicati sul sito web dei Jean Fabry tre nuovi album, frutto di un lungo lavoro al Dunastudio di Russi (RA): "La televisione non esiste", "Celacanto" e "Raschiatori di barili volume 1: Fruga nel rusco".

Al di là della bella recensione di Savini su Blow Up i tre album rimasero un "affare di famiglia". Oltre ad una piccola serie di concerti e apparizioni più o meno velleitarie, nel 2009 continuarono le collaborazioni con RadioNK. Ne vanno segnalate almeno due.
IL FUTURO E' MEGLIO
La oramai degradata situazione politica richiedeva una mossa audace in grado di cambiare le sorti del paese e del mondo intero. Si decise così di candidare sindaco Claudio Molinari. La solenne investitura avvenne durante una serata nella quale si esibirono i fantomatici Eternit (che eseguirono anche riletture del repertorio de I locali di Oslo, fatto che diede origine ad un culto in perenne crescita). Il programma di Molinari prevedeva tra le altre cose l'istituzione della macchina dei soldi in tutte le case e l'estrazione a sorte dei parlamentari. Il riscontro fu notevolmente positivo ma non sufficiente per vincere le elezioni.
BASTA ALLA MENTE (homage à Jonathan Richman)
La oramai degradata situazione culturale richiedeva una mossa audace in grado di cambiare le sorti del paese e del mondo intero. Pertanto io, Pappi, Marlo e la radio ci recammo nella stalla del benemerito Renzo Massa (proprietario del pulmino con il quale i Jean Fabry se ne andarono in giro qua e là negli anni zero) per una trasmissione IN DIRETTA dedicata al mito Richman. Eseguimmo anche Selene di Modugno e la ripescata Amoureux Solitaires, oltre ad alcuni pezzi nuovi di pacca. Il momento clou fu l'esecuzione corale di Ice cream man con tanto di infinite reprise e interventi di trombetta sciaguratamente azzeccati a cura di Marlo. La cosa ebbe eco anche sulle pagine di Rumore, dalle quali Maurizio Blatto aveva lanciato una campagna per il nobel a Jojo.

Tra i concerti di questo periodo meritano di essere segnalati quello all'Osteria dei venti a Bagnacavallo (su invito del coraggioso Gianni Zauli di Libri mai visti) e la realizzazione di un sogno: l'esibizione al Circolo Eternit di San Matteo Della Decima (BO) (su invito del poeta precario Michele Risi, incuriosito dalla recensione di Blow Up). In più, sempre nel corso di quest'anno, prese una forma più consolidata la versione "vietata ai maggiori" dei Jean Fabry: Capra & Cavoli (io, Marlo e Cavina). Nell'anno nuovo questo trio fu addirittura invitato negli studi della tv locale Canale 11 per una trasmissione sulla befana!

(continua)


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I pappi dei pioppi



Roto



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Raduno raschiatori 2006






La televisione non esiste


























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